PROTEINA C ATTIVATA, RESISTENZA ALLA

SINONIMI
aPCR
Tempi di consegna del referto: 6 giorni,  escluso il giorno del prelievo, il sabato e i giorni festivi.
Prenotazione: No
Consenso informato: No
Eseguibile a domicilio: Si
Eseguibile presso tutte le sedi esterne: Si
Eseguibile al sabato: Si
SIGNIFICATO CLINICO
La proteina C è una proteina che possiede attività anticoagulante ed assieme alla proteina S e antitrombina III, ha il compito di contrastare l’eccessiva funzione dell’attività coagulativa mantenendo fluido il sangue. In alcuni pazienti è presente una variazione geneticamente determinata dal fattore V della coagulazione (fattore V di Leiden) che ostacola l’attività anticoagulante della proteina C; questo fenomeno è evidenziato dal test della Resistenza alla Proteina C Attivata (aPCR). L’aPCR è associata ad un aumentato rischio trombo embolico.
INDICAZIONI CLINICHE
Malattia tromboembolica
TIPO DI CAMPIONE
Il paziente si deve sottoporre ad un prelievo di sangue.
PREPARAZIONE
E’ necessario osservare un digiuno di almeno 8 ore, è ammessa l’assunzione di una modica quantità di acqua.
VALORI DI RIFERIMENTO
Femmine:
Normale: >1.90
Mutato eterozigote: 1.21 – 1.89
Mutato omozigote: < 1.20
Maschi:
Normale: >1.90
Mutato eterozigote: 1.21 – 1.89
Mutato omozigote: <1.20
NOTE
Numerose interferenze possono determinare un aumento della aPCR (tassi elevati di fattore VIIIC, deficit di fattori della coagulazione vitamina K dipendenti, presenza di anticoagulante lupico – LAC).
Quando si evidenzia una resistenza alla proteina C attivata occorre procedere alla ricerca della mutazione genetica del fattore V (fattore V di Leiden).
ESAMI  CORRELATI
Proteina S, Proteina C Coagulasi, Antitrombina III, Mutazione Fattore V, Mutazione Fattore II, Omocisteina.