La varicella e l’herpes zoster sono causate dall’infezione del Virus della Varicella Zoster (VZV), un membro della famiglia degli herpesviridae. I test per la VZV rilevano gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta all’infezione a VZV o il virus stesso. Il test della varicella o dell’herpes zoster può essere effettuato per rilevare un’infezione attiva o pregressa del VZV. Di solito la diagnosi di varicella è esclusivamente clinica sulla base dei segni e sintomi presenti ma in alcune persone possono essere presenti lesioni della pelle atipiche; in questi casi il test della VZV può essere un utile ausilio diagnostico. In pazienti in procinto di ricevere un trapianto d’organo o nelle donne in gravidanza invece, il test della VZV può essere utile per la diagnosi di un’infezione attiva o per verificare l’immunizzazione al virus dovuta ad una precedente infezione o ad una vaccinazione. In Italia l’introduzione nel 2005 del vaccino contro la varicella tra le vaccinazioni raccomandate dal Ministero della Salute, ha determinato una repentina diminuzione dei casi di varicella e delle ospedalizzazioni dovute a complicanze di tale infezione, nonostante il virus sia ancora presente in forma latente nelle persone adulte che hanno contratto il VZV in età pediatrica. Per una copertura efficace al 98% sono sufficienti una (tra i 12 mesi e i 12 anni) o due dosi del vaccino (sopra i 12 anni) e, nel caso in cui venga comunque contratta l’infezione, questa presenta una sintomatologia più lieve. Il virus della varicella zoster può causare la varicella in adulti e bambini non vaccinati o non precedentemente esposti. L’infezione primaria è altamente contagiosa, e viene trasmessa tramite i colpi di tosse, gli starnuti o toccando i liquidi fuoriusciti dalle vescicole. L’infezione primaria è caratterizzata dalla comparsa di punti pruriginosi a distanza di circa due settimane dall’esposizione all’agente infettivo, che si trasformano poi in piccoli ponfi o vescicole piene di liquido. La rottura delle vescicole è seguita dalla formazione di una crosta e quindi dalla guarigione. Questo processo avviene in due o tre ondate di qualche centinaio di vescicole in pochi giorni.
Dopo la risoluzione dell’infezione primaria, il virus rimane latente all’interno delle cellule del tessuto nervoso. Gli anticorpi prodotti durante l’infezione primaria prevengono un’eventuale re- infezione. Tuttavia, la diminuzione delle difese immunitarie può comportare una riattivazione del virus il quale può migrare dalle cellule nervose nelle quali si trova in uno stato di latenza, fino alla pelle, causando la cosiddetta Herpes Zoster. I sintomi includono una sensazione di bruciore da moderata a intensa o una sensazione di prurito e dolore che può interessare diverse sedi, come la pelle del viso o dei fianchi. In genere interessa solo una sede ma può comparire anche in sedi multiple. Alcuni giorni dopo il prurito o il formicolio possono comparire nella stessa sede eruzioni cutanee, con o senza la presenza di vescicole. Nella maggior parte delle persone, le eruzioni cutanee e il dolore scompaiono entro poche settimane, quando il virus torna allo stato di latenza. In alcune persone però il dolore può permanere anche per mesi. Il vaccino è controindicato per gli individui immunocompromessi, mentre è consigliato negli adolescenti e negli adulti che non abbiano ancora contratto la malattia e privi di controindicazioni. Anche le donne in età fertile che non abbiano ancora contratto la malattia dovrebbero vaccinarsi per evitare un’eventuale infezione in gravidanza e quindi le conseguenze sulla salute del bambino che potrebbero derivare da questa infezione. Nella maggior parte dei casi l’infezione da VZV si risolve senza conseguenze. Nelle persone con il sistema immunitario compromesso come coloro che sono affetti da HIV/AIDS o che si sono sottoposti ad un trapianto d’organo, possono però comparire conseguenze peggiori e prolungate. In alcuni casi il virus può non diventare latente e può diffondersi al sistema nervoso centrale Nelle donne in gravidanza, gli effetti dell’esposizione del feto o del neonato al VZV dipendono dall’età gestazionela durante la quale è avvenuta l’infezione e dalla precedente eventuale esposizione della madre al virus. Nelle prime 20-30 settimane di gravidanza, l’infezione primaria di VZV può, seppur raramente, determinare la presenza di anomalie congenite neonatali. Se l’infezione viene contratta invece nelle tre settimane prima del parto, il bambino può nascere con la “varicella del neonato” la cui mortalità può arrivare fino al 30%, in modo particolare se questo non è protetto dagli anticorpi di origine materna.
Chickenpox and shingles are caused by infection with Varicella Zoster Virus (VZV), a member of the herpesviridae family. Tests for VZV detect antibodies produced by the immune system in response to infection with VZV or the virus itself. Chickenpox or shingles testing can be done to detect active or previous VZV infection. Varicella is usually diagnosed exclusively clinically based on the signs and symptoms present, but atypical skin lesions may be present in some people; in these cases, VZV testing can be a useful diagnostic aid. In patients about to receive an organ transplant or in pregnant women, however, VZV testing may be useful for diagnosing an active infection or for verifying immunization to the virus due to a previous infection or vaccination. In Italy, the introduction of the chickenpox vaccine among the vaccinations recommended by the Ministry of Health in 2005 led to a sudden decrease in chickenpox cases and hospitalizations due to complications of this infection, despite the virus still being present in latent form in adults who contracted VZV in childhood. For 98% effective coverage, one (between 12 months and 12 years) or two doses of the vaccine (over 12 years) are sufficient and, if the infection is still contracted, it presents milder symptoms. Varicella zoster virus can cause chickenpox in unvaccinated or previously unexposed adults and children. The primary infection is highly contagious, and is transmitted by coughing, sneezing, or touching fluid that has leaked from the vesicles. Primary infection is characterized by the appearance of itchy spots approximately two weeks after exposure to the infectious agent, which then develop into small, fluid-filled bumps or vesicles. The rupture of the vesicles is followed by the formation of a crust and then healing. This process occurs in two or three waves of a few hundred vesicles in a few days. After resolution of the primary infection, the virus remains latent within cells of nervous tissue. Antibodies produced during primary infection prevent possible re-infection. However, the decrease in immune defenses can lead to a reactivation of the virus which can migrate from the nerve cells in which it is in a latent state, to the skin, causing the so-called Herpes Zoster. Symptoms include a moderate to intense burning sensation or a feeling of itching and pain that may affect several sites, such as the skin on the face or hips. It generally only affects one location but can also appear in multiple locations. A few days after itching or tingling, rashes may appear in the same location, with or without the presence of vesicles. In most people, the rashes and pain disappear within a few weeks, when the virus returns to its latent state. In some people, however, the pain can persist for months. The vaccine is contraindicated for immunocompromised individuals, while it is recommended for adolescents and adults who have not yet contracted the disease and have no contraindications. Women of childbearing age who have not yet contracted the disease should also be vaccinated to avoid possible infection during pregnancy and thus the health consequences of this infection on the child. In most cases, VZV infection resolves without consequences. In people with compromised immune systems such as those with HIV/AIDS or who have undergone an organ transplant, however, worse and more prolonged consequences may appear. In some cases the virus may not become latent and may spread to the central nervous system In pregnant women, the effects of exposure of the foetus or newborn to VZV depend on the gestational age during which the infection occurred and on the previous possible exposure of the mother to the virus. In the first 20-30 weeks of pregnancy, primary VZV infection may, although rarely, result in the presence of neonatal congenital anomalies. If the infection is contracted in the three weeks before delivery, the baby can be born with “newborn chickenpox”, the mortality rate of which can reach up to 30%, especially if this is not protected by maternally derived antibodies.
